L’Unione Europea (UE), secondo fonti della Commissione Europea (CE), si sta preparando a introdurre una norma che impone l’incorporazione di una percentuale minima (70%) di componenti fabbricati in Europa nella produzione di nuove auto per qualificarsi per gli incentivi all’acquisto. Secondo un rapporto del Financial Times, l’azione legislativa mira a proteggere l’industria automobilistica europea dalla crescente e più “aggressiva” concorrenza cinese, fornendo al contempo strumenti legali per garantire risorse finanziarie per diventare meno dipendenti da terzi. Le misure in fase di valutazione a Bruxelles sono anche destinate a promuovere la mobilità elettrica, con l’introduzione di incentivi per l’acquisto di modelli 100% elettrici.
Questa percentuale minima di integrazione di componenti fabbricati in Europa, secondo il rapporto citato, esclude le batterie, ma non tutte le parti utilizzate nei motori elettrici. I due maggiori produttori europei, il Gruppo VW e Stellantis, hanno recentemente espresso supporto per l’introduzione di misure a protezione dell’industria e del mercato nel Vecchio Continente.
I vertici dei due conglomerati, Oliver Blume (Gruppo VW) e Antonio Filosa (Stellantis), hanno scritto una lettera aperta congiunta, che hanno inviato a Bruxelles, chiedendo ai politici dell’UE di dare priorità alla produzione in Europa durante la definizione delle normative ambientali nella regione. E, come menzionato nello stesso rapporto, hanno proposto un altro tipo di incentivo all’acquisto, ritenendo che “le auto elettriche fabbricate nel continente dovrebbero beneficiare di bonus nell’ambito delle emissioni di CO2”.
Tuttavia, questo argomento non è consensuale tra i produttori europei, specialmente quelli che producono automobili in altre regioni del mondo, come Cina e USA. Questo è dimostrato dalla posizione del Gruppo BMW, ad esempio: il produttore tedesco avverte dei rischi che queste misure potrebbero portare a processi burocratici costosi e non necessari. Altri produttori chiedono maggiore flessibilità, con l’estensione della protezione oltre i confini dell’UE, il che permetterebbe l’inclusione di fabbriche situate in paesi come il Regno Unito, la Turchia o… il Giappone!








