Quando mescoli le abilità di un triplo campione della NASCAR Cup Series, un proprietario di squadra della Hall of Fame e un ex campione della serie in una pubblicità, il risultato è niente meno che un capolavoro comico. Questa era precisamente la scena in una celebre pubblicità di Chef Boyardee che presentava Tony Stewart, Joe Gibbs e Bobby Labonte. Conosciuto per il suo stile di guida assertivo, Stewart era anche una figura amata al di fuori della pista. In questo particolare spot, lui e il proprietario della squadra Gibbs hanno ideato uno scherzo complesso ai danni del malcapitato Labonte, trasformando una semplice campagna di sponsorizzazione in uno spettacolo esilarante.
Questa pubblicità indimenticabile era molto più di una semplice promozione di pasta in scatola. Sottolineava la natura multifaceted delle sponsorizzazioni NASCAR, creando ricordi duraturi per i fan e mostrando la personalità carismatica di Stewart. Ha dimostrato che il marketing nella NASCAR può essere altrettanto emozionante quanto le stesse gare.
Nel mondo della NASCAR, velocità, strategia e finanziamenti per la sponsorizzazione sono i pilastri del successo. Oltre alle gare che fanno battere il cuore, lo sport ha anche dato vita ad alcune delle pubblicità più divertenti di sempre. Questi spot uniscono brillantemente branding e umorismo per catturare l’attenzione degli spettatori. La pubblicità di Chef Boyardee con Gibbs, Labonte e Stewart è un esempio splendente di questa formula. La performance di Stewart in questo spot era così convincente che avrebbe potuto potenzialmente garantirgli un Oscar nell’universo delle pubblicità automobilistiche.
Lo spot ha sfruttato brillantemente il comportamento stoico di Gibbs come proprietario della squadra, la personalità calma di Labonte e il temperamento focoso di Stewart per creare una trama umoristica. Labonte viene ingannato nel credere che consumare Chef Boyardee potrebbe essere il suo segreto per il successo, grazie alle astuzie di Stewart e Gibbs.
NASCAR ha una ricca tradizione di utilizzo dei suoi piloti come ambasciatori di marketing in modi che vanno oltre la pista. In questo spot, ad esempio, Gibbs avverte umoristicamente Labonte di non mangiare il Chef Boyardee di Stewart, ricordando a Labonte che Stewart era molto particolare riguardo alla sua pasta in scatola. Labonte, tuttavia, non si lascia scoraggiare e pensa che potrebbe migliorare le sue prestazioni, camminando inconsapevolmente dritto nella trappola tesa da Gibbs e Stewart. La battuta finale arriva quando il cuoco personale di Stewart consegna il suo Chef Boyardee, e Labonte si rende conto di essere stato preso in giro.
Questo annuncio è ancora molto apprezzato dai fan, principalmente perché sembrava autentico. Non era solo un normale spot pubblicitario; capitalizzava sulle dinamiche di squadra, sulle battute interne e sulle personalità reali con cui i fan di NASCAR erano familiari. È stato un momento memorabile nella cultura NASCAR, contrassegnato dalla reazione ignara di Labonte, dal tempismo comico di Gibbs e dall’esecuzione della burla poker face di Stewart.
Le sponsorizzazioni in NASCAR non riguardano solo l’apporre loghi sulle auto. Mirano a raccontare storie, intrattenere e coinvolgere i fan oltre la pista.
Le squadre NASCAR si affidano fortemente alle sponsorizzazioni per mantenere il loro vantaggio competitivo. Senza sponsorizzazioni sostanziali, anche le squadre di alto livello avrebbero difficoltà a sostenere la loro posizione. Secondo Denny Hamlin, co-proprietario di 23XI Racing, gestire una squadra competitiva della Cup Series costa circa 18 milioni di dollari all’anno per auto. Ma queste sponsorizzazioni fanno più che semplicemente alimentare le squadre di corsa; catapultano anche i piloti alla fama. Un annuncio ben eseguito può imprimersi nella tua memoria in modo vivido come un sorpasso vincente nell’ultimo giro.
NASCAR ha sempre eccelso nella magia del marketing. Prendi lo spot in cui Dale Earnhardt Jr., un lungo tempo ambasciatore della Budweiser, scivola oltre la sicurezza per prendere una Bud fredda da un distributore automatico, rafforzando il suo personaggio ribelle. Poi c’è la pubblicità “Test Drive” di Pepsi Max in cui Jeff Gordon si traveste e porta un rivenditore di auto ignaro in un giro mozzafiato.
Questi annunci, e molti altri, dimostrano che la personalità di un pilota può vendere più della velocità. Sono narrazioni attentamente curate che trasformano questi piloti in icone culturali. Le partnership più riuscite nella NASCAR vanno oltre i semplici posizionamenti di logo sulle auto. Creano ricordi, coltivano relazioni e garantiscono che le narrazioni continuino molto tempo dopo che la gara è finita.